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Le chiamate del venerdì dallo spazio

Friday Calls from Space

C2 · Proficient · 2 min read

Per sei mesi Reyes visse in un guscio di metallo che girava intorno alla Terra, e per quanto il lavoro contasse, era implacabilmente ripetitivo. Le liste di controllo sostituivano i giorni. Con il passare delle settimane il silenzio tra un compito e l'altro si addensò, e si trovò più sola di quanto qualsiasi briefing l'avesse preparata a essere.

Un venerdì sera la sua radio captò un segnale debole su una frequenza amatoriale. Sospettò della propria immaginazione, rischio riconosciuto delle lunghe missioni, ma poi distinse la voce di una bambina che leggeva ad alta voce un libro illustrato, lentamente e con immensa cura, come si legge a qualcuno che ascolta davvero. La bambina si chiamava Lila. Aveva nove anni e faceva parte del club radio della sua scuola, in una piccola città laggiù, i cui membri avevano evidentemente puntato un'antenna verso il cielo e sperato.

Da allora parlarono ogni venerdì. Lila voleva sapere che odore avesse lo spazio, e Reyes, dopo un attimo di riflessione, le disse che sapeva di metallo caldo. Lila chiese se le stelle facessero rumore, e Reyes le spiegò che lo spazio è perfettamente silenzioso, anche se le stelle sembrano avere voglia di gridare. Nel suo ultimo venerdì in orbita le lesse la fine del libro, e quando finalmente atterrò, il primo posto in cui andò, prima ancora di disfare la valigia, fu il club radio della scuola di Lila, dove una piccola antenna puntava ancora verso il cielo come se fosse la cosa più naturale del mondo.

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