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Everyday life

Posto 14B

Seat 14B

C2 · Proficient · 2 min read

Elena aveva cinquantadue anni e non era mai salita su un aereo. Suo figlio abitava lontano, e il suo bambino, il suo primo nipotino, aveva tre settimane. Perciò aveva un biglietto per un volo di tre ore, e al gate le gambe le tremavano tanto che dovette sedersi due volte.

Al posto vicino al finestrino, il 14A, sedeva Teo, un bambino di otto anni con un cartellino al collo. Viaggiava da solo verso suo padre. «Vuole il finestrino?», chiese con calma. «L'ho già fatto sei volte». Al decollo Elena strinse il bracciolo e chiuse gli occhi. «Decollare è solo l'aereo che corre velocissimo finché al terreno non viene noia», disse Teo. Lei rise, e le dita si allentarono un poco.

Dopo quaranta minuti di volo ci fu una turbolenza: il bicchiere sul vassoio ballava e si accese il segnale delle cinture. «Non avere paura, ci sono io», disse Elena con voce ferma, e gli prese la mano. «Non ho paura», disse Teo con una vocina piccola piccola. «Le tengo la mano perché sembra spaventata». Si guardarono e scoppiarono a ridere, perché ciascuno aveva finto di essere coraggioso per l'altro.

Poi contarono insieme le scosse e diedero un nome alle nuvole. All'atterraggio un'assistente di volo accompagnò Teo da suo padre, ed egli si voltò e gridò: «Quella signora è stata coraggiosissima!». «Lui sì», disse Elena, ancora tremante.

Agli arrivi suo figlio aspettava con un piccolo fagotto in una coperta azzurra. Elena prese il nipotino tra le braccia, e per un momento dimenticò l'aereo, il cielo e le proprie gambe. «Ho volato», sussurrò. «Ho volato per te».

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