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Semi per il ghiaccio

Seeds for the Ice

C2 · Proficient · 2 min read

Tre anni prima una siccità aveva quasi distrutto i semi antichi di Tamba, un villaggio delle colline aride. Le nonne ne avevano salvate poche manciate in giare di terracotta. Ora Amina, una botanica di trentotto anni, portava una piccola scatola di quei semi in un caveau scavato in una montagna ghiacciata, su un'isola dell'Artico, dove si conservano al sicuro semi di tutto il mondo in caso di disastro.

La scatola conteneva fagioli rossi, che sua nonna chiamava «i pazienti» perché potevano aspettare la pioggia per anni, miglio e un piccolo peperoncino piccante che non cresce da nessun'altra parte. Il viaggio durò quattro giorni: una piccola barca sul fiume, nove ore di autobus, due aerei e un furgone nella neve. Amina, che non aveva mai visto la neve, tenne la scatola sulle ginocchia per tutto il viaggio, come qualcosa di vivo.

All'ingresso una guardia con un cappotto pesante, un giovane con la brina nelle sopracciglia, scrisse «Tamba: fagioli, miglio, peperoncino» su un registro e prese la scatola con entrambe le mani. Amina percorse il lungo tunnel silenzioso, davanti a scaffale dopo scaffale di scatole d'argento con i semi di molti paesi, a diciotto gradi sotto zero. Il freddo le pungeva il viso, il suo respiro restava sospeso nell'aria, i suoi passi risuonavano molto forte, e si sentì piccolissima e, stranamente, piena di speranza: dietro quei muri aspettavano il pane, il riso e le zuppe di mille tavole ancora da apparecchiare.

Sull'aereo del ritorno, sopra un mondo bianco che non finiva mai, pensò alle nonne e alle loro giare di terracotta. Se mai succederà qualcosa, pensò, i fagioli di Tamba cresceranno di nuovo.

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