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L'autobus notturno per la costa

The Night Bus to the Coast

C2 · Proficient · 2 min read

Sarei dovuto essere a casa a mezzanotte. Invece un volo in ritardo e un tabellone delle partenze di brutale fermezza mi lasciarono in stazione alle undici, con una valigia, un mal di testa e un crescente senso di offesa personale. L'uomo alla biglietteria, leggendo la mia espressione con l'abilità di una lunga pratica, accennò al fatto che un vecchio autobus notturno si trascinava ancora fino alla costa, «se non le dispiace la compagnia». Mi dispiaceva, piuttosto, ma comprai il biglietto.

L'autobus sapeva di gasolio e di arance. Dall'altra parte del corridoio una signora anziana ne sbucciava una con la precisione pacata di chi non ha mai perso una coincidenza in vita sua, e senza una parola me ne porse metà. In fondo due studenti conducevano una chitarra malconcia verso qualcosa che somigliava a una melodia, mentre l'autista, che pareva portarsi in testa l'intero repertorio dell'umanità, canticchiava sopra i lamenti del motore. Da qualche parte oltre l'ultima periferia mi accorsi che il mio senso di offesa era sceso con discrezione.

Alle tre di notte entrammo in un bar lungo la strada rischiarato da un unico neon ronzante, dove degli sconosciuti si passavano di mano in mano una vasta pentola di zuppa, come se fossimo vicini da decenni. Poi, un'ora prima dell'alba, l'autista abbandonò del tutto la strada principale. «Sul mio autobus nessuno si perde questo», dichiarò, e parcheggiò proprio sul ciglio di una scogliera. Scendemmo nel freddo e guardammo il sole issarsi fuori dal mare, e nessuno di noi fiatò. Raggiunsi la costa con ore di ritardo e del tutto impenitente, con la più bella storia che avessi.

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