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La notte dei cento forni

The Night of a Hundred Ovens

C1 · Advanced · 2 min read

Ogni autunno il villaggio organizzava la Lunga Tavolata, una grande cena in piazza, e Selma, la fornaia, doveva cuocere trecento pani per l'occasione. Quell'anno l'impasto di tutti i pani stava già lievitando nel suo negozio quando, alle sei di sera, il suo grande forno si spaccò con uno schianto che fece tremare i vetri. Il fumo riempì la stanza, e l'idraulico non poteva venire prima di lunedì.

Selma si sedette su un sacco di farina e per un lungo minuto non disse niente. Sua nipote Lotte, che aveva dieci anni, corse fuori e suonò la campana della scuola. Presto arrivarono i vicini, in pantofole e grembiule, chiedendosi chi fosse morto. «Chi ha un forno?», chiese Selma, e ce l'avevano tutti. Tagliò l'impasto a pezzi, e ognuno ne portò a casa un secchio.

Tutta la notte il villaggio cosse il pane. In ogni finestra brillava una luce e il profumo del pane caldo si spandeva per le strade. I bambini attraversavano il buio in bicicletta con il pane avvolto in strofinacci, e i vecchi spingevano carriole. Selma correva di casa in casa, assaggiando, dando consigli e ridendo, con la farina tra i capelli.

All'alba la Lunga Tavolata era coperta di pane: pagnotte tonde, pagnotte lunghe, trecce, un pane a forma di cuore e uno un po' bruciato. Selma assaggiò un pezzo. «Questo non è il mio pane», disse. «No, nonna», disse Lotte. «È il nostro». Da allora la festa si chiama la Notte dei Cento Forni. Selma ha ancora il suo forno spaccato e lo usa come vaso da fiori.

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