Pip era un giovane paguro su una costa rocciosa. Il suo guscio era diventato troppo piccolo: le zampe sporgevano e non riusciva a ritirare le chele. Con la bassa marea un gabbiano camminava lungo le pozze tra le rocce, e a Pip, lento e stretto, il suo aspetto non piaceva per niente.
Sulla sabbia trovò un grande guscio vuoto, color crema e marrone, troppo grande per lui, come una casa con l'eco. Non poteva portarlo via, così aspettò lì accanto. Arrivò un vecchio paguro, grosso come una prugna. Provò il guscio, gli fece due giri intorno e gli piacque. Uscì dal suo vecchio guscio, nudo e veloce.
Allora Pip vide qualcosa che non aveva mai visto. I paguri uscirono da sotto le pietre e si misero in fila sulla sabbia, dal più grande al più piccolo, nove paguri, con le antenne che si toccavano, e aspettarono. Il vecchio paguro entrò nel guscio grande, il secondo si infilò in quello che l'altro aveva lasciato, il terzo in quello del secondo, uno dopo l'altro, mentre il gabbiano volteggiava e la prima lunga onda della marea saliva sulla sabbia.
Alla fine l'ottavo paguro lasciò un guscio che andava a Pip esattamente. Ci entrò e sentì le chele ritirarsi al sicuro. Si precipitò in una pozza proprio mentre il gabbiano atterrava dove si trovava lui. Otto paguri avevano una casa nuova grazie a un solo guscio vuoto.